lorenzo
sartori
Fa da
sempre un tipo di fumetto che attinge a piene mani dalla sua esistenza
complessa e multiforme.
Nell’85
esordisce con la vita a fumetti di San Cottolengo, disegnata di nascosto
nelle notti insonni in seminario. Al momento di prendere i voti, una
fulminante crisi di vocazione lo richiama alla vita secolare: se ne
va sacramentando e portandosi appresso la sua opera prima, che vende
a peso d’oro a una rivista di settore, gettando le basi della
sua fortuna artistica ed economica.
Ma la crisi spirituale e il disorientamento, in un mondo che non riconosce
più, gli creano i primi scompensi nervosi e corporali: mangia
compulsivamente e diviene obeso. Fondamentale in senso terapeutico
sarà la creazione del personaggio del Ciccione Volante (per
il Corriere dei Piccoli). Grazie ad esso ritrova la forma fisica,
ma ancora non ci capisce un’acca della vita, pertanto ritorna
sui banchi di scuola dove, insoddisfatto della qualità delle
illustrazioni che corredano i libri di testo, s’impunta e le
ridisegna tutte a modo suo (dall’asilo fino alle superiori).
Sente però che l’istituzione scolastica non è
adeguata a rispondere agli interrogativi fondamentali dell’esistenza:
la chiave per accedere ai misteri ultimi può trovarsi solo
nelle pratiche esoteriche come l’enigmistica, cui tornerà
ad attingere a più riprese nella vita, ogni qualvolta si troverà
a corto di risposte.
La sua
psiche non cessa di tormentarlo, tenendolo costantemente sul bilico
della pazzia: nel ‘92 è in Francia per curare un grave
esaurimento (Melania et le fou, l’Association), che lo induce
a parlare da solo. Vi ritornerà nel 2000 per sottoporsi a una
terapia di gruppo contro il mutismo transitorio (Comix2000, l’Association),
dopo avere nel frattempo dato alle stampe la summa delle sue disavventure
neurologiche (Ogni matto ha la sua fissa, RasputinLibri, 1998).
Con l’insegnamento
al corso di fumetto della Scuola d’Arte del Castello Sforzesco
di Milano, arrivano gli anni dell’equilibrio, almeno in apparenza:
il movimento new global, congiunto con una sbandata adolescenziale,
lo portano a inventarsi una doppia identità, vestendo nelle
notti oscure alla Bovisa i panni di un supereroe che lotta a mani
nude contro le speculazioni finanziarie. Ma dopo un paio d’anni
di questa vita sommersa è nuovamente attraverso il fumetto
(Taxman & Tobin: l’ultima partita, Attac Italia) che getta
la maschera dinanzi al mondo.
Cerca
una risposta alla sua inquietudine anche attraverso la musica: con
alcuni colleghi fonda un sestetto d’archi che ripropone l’opera
di Vivaldi (Antonio Vivaldi una biografia a fumetti, Le Balze 2003),
ma lo scarso successo di pubblico lo getta nuovamente in uno stato
di profonda prostrazione. Attualmente è convinto di essere
un cane.