Sotto il pavé la mostra


Che faccia fanno le canzoni?

Qual è il lato visibile della musica e delle parole?

Non certo quello imprigionato nello spartito, nei versi sbilenchi, non certo la foto del fuoco del palco, memoria del fuoco non brucia.

La faccia delle mie canzoni (queste in particolare mie per modo di dire, le ho adattate da Brel, Brassens, Ferré, Renaud, Leprest) hanno trovato disegni, colori celesti, la forma talvolta contorta, vertigini di prospettiva.

Le mie canzoni hanno la faccia di questi disegni.
Quando io ero un piccolo studente fumettista, Lorenzo era già un giovane maestro. Abbiamo avuto la stessa maestra di disegno, che ha avuto molti meriti: lui è diventato grande, io faccio il cantautore.
Ho chiesto a Lorenzo i disegni per questo mio disco e ora qui faccio il cantastorie, per merito di Lorenzo.
È caduto nel mezzo delle mie storie, ha puntato la matita (come si fa per disegnare dal vero, tenendola nel pugno col pollice dritto, a misurare le proporzioni).
L’ha puntata nel buio sul palco e vedete il fuoco della memoria, non più la memoria del fuoco.
L’ha puntata sugli amori di passaggio e sentite la sirena cantare (la sirena, la sveglia ora suona).
L’ha puntata nel biancore di neve in cui la vecchietta cerca e resiste per la vita e contro la morte.
L’ha puntata nella folla di avvoltoi davanti a una macchia di sangue.
Quei passi rossi. Mamma, quei passi rossi. Mamma, quei passi rossi. Mamma, quei passi.

Lorenzo ha disegnato la musica, ha dato colore ai miei sogni.
E poi m’ha ritratto più magro di quello che sono.
Che il Dio dell’anarchia – o lo Stato della libertà - lo rimeriti.

Alessio
19 ottobre 2006